Programma di Etica Ed Informatica A+b:

L'evoluzione delle tecnologie e il sorgere dei nuovi problemi connessi lascia facilmente in ombra gli anni più visionari dell'informatica, in cui l'emergente nuova tecnologia dava spazio a sperimentazioni e a progetti in cui al posto centrale vi era lo sviluppo umano: l'informatica era pensata anzitutto come la possibilità di incoraggiare e moltiplicare nella società le capacità umane. Il valore umanistico dell'informatica immaginato in quegli anni mantiene un valore di proposta e stimolo pure nel completamente differente contesto odierno? Questa ipotesi sarà esaminata confrontando alcuni dibattiti contemporanei con l'opera di due pionieri: Ted Nelson, che immaginò l'informatica come il luogo di «macchine da sogno» per la creatività umana, e Seymour Papert, che pensò e sperimentò la nascente intelligenza artificiale a servizio di una nuova politica pedagogica.

Benché sia recente l'effettiva capacità di comportamenti complessi, il dibattito sui limiti dei computer nei confronti degli esseri umani è alle origini dell'informatica, ad iniziare dalle fondamentali riflessioni di Alan Turing. Alcune questioni centrali dell'etica applicata all'intelligenza artificiale si trovano dunque formulate con grande precisioni anche in decenni in cui le circostanze pratiche in cui metterle in opera apparivano lontane e ipotetiche. Saranno presi in considerazione e confrontati con le discussioni contemporanee tre esempi particolarmente significativi: Norbert Wiener, che pone sotto il titolo di «cibernetica» le prospettive aperte dalle nuove tecnologie, Joseph Weizenbaum, autore negli anni 60 del primo sistema di simulazione del linguaggio naturale, John Searle, autore di una delle più influenti contestazioni della possibilità di attribuire pensiero alle macchine.

Fonte: GOMP